domenica 23 febbraio 2014

Rush

Pubblicato da Sae alle 21:08 0 commenti




Dopo parecchio tempo ormai rieccomi qui!
Ho avuto da fare per un sacco... ma adesso che la mia vita è un po' più tranquilla spero di riuscire ad aggiornare il blog con più regolarità.

Lo scorso anno volevo vedere a tutti i costi questo film. Visto il periodo frenetico che mi sono trovata a vivere non ci sono riuscita e così hanno tolto il film dalle sale prima che riuscissi a vederlo.

Ora ben quasi un anno dopo, l'ho visto, l'ho preso e me lo sono finalmente visto.

La mia prima impressione è stata che il trailer, seppur riuscendo molto bene nell'intento di interessare lo spettatore e invogliare alla visione, porti leggermente fuori pista. 

A me i film sulle corse automobilistiche non dispiacciono al contrario, sarò negata al volante di una macchina, ma quando si tratta di videogiochi dico ancora la mia!

Non mi è dispiaciuto quel lontano "Giorni di Tuono" di Tom Cruise per esempio e se mi è capitato di vedere qualcosa sui generis non l'ho mai disdegnato.

Così mi sono subito interessata a questo "Rush" il mio interesse poi è cresciuto esponenzialmente quando ho saputo che si trattava di un film basato su fatti e persone realmente esistite e che uno dei piloti protagonisti del film era il grande Niki Lauda, uno dei migliori piloti che abbiano corso sulla nostra beneamata Ferrari. 

Ammetto però che mi aspettavo un filmetto tutto corse e rivalità tra due grandi piloti di F1 con magari qualche battuta goliardica mischiata al tutto per far fare qualche risata. 

Ebbene non è esattamente così, anzi il prodotto che lo spettatore potrebbe trovarsi davanti è molto più simile di quanto non ci si aspetti a quello che potrebbe definirsi film documentario. 
Ovviamente non è proprio così in quanto le inesattezze riguardo a ciò che la storia racconta realmente ci sono e forse più di un purista del mondo delle corse storcerà il naso dinanzi a questo prodotto, ma per coloro che amano il mondo delle corse senza esserne fanatici questa pellicola sarà di certo una piacevole sorpresa. 

Ma andiamo per ordine.

Nel 1976 due piloti antagonisti si affrontano nel mondiale di Formula Uno giocandosi il titolo di campione del mondo, le scuderie per cui corrono anch'esse rivali da sempre: Niki Lauda per la Ferrari e James Hunt per la McLaren.
Già rivali agli esordi della carriera i due si affronteranno come piloti, come uomini e come amici,  tra eventi più o meno tragici fino all'epilogo della loro rispettiva carriera. 

Il film riesce a tratteggiare, rispettando il confine sottilissimo tra fiction e realtà, le personalità di due piloti che hanno fatto storia nel settore della corsa automobilistica per professionisti: James Hunt, il bello e biondo, che tutte le donne vogliono senza che nessuna lo ami davvero, votato agli eccessi e che corre su un circuito di formula 1 perché correre è l'unica cosa che riesce a fare davvero bene e nella quale può distinguersi. 
Niki Lauda: il computer, che abbandona la sua famiglia per seguire le sue convinzioni, che persegue senza concedersi mai un attimo di cedimento o di ripensamento, uomo dai valori profondi, e rigoroso nel conseguire i suoi obiettivi. 

L'uno che non riesce nemmeno a far funzionare il suo matrimonio, l'altro che nonostante rimanga vittima di uno sfortunato e disastroso incidente, rifiuta di farsi battere e cerca di superare i limiti del corpo con la convinzione della mente. 

Due figure agli antipodi totalmente diverse, ma che si incontrano come quelle due rette tangenti di cui parlano gli assiomi geometrici. 

Il film segue queste sue rette, ne delinea i percorsi, le vite, i sentimenti, i pensieri durante quel campionato del mondo in cui si incontrano. Il ritmo narrativo rallenta di tanto in tanto, ma questo è dovuto alla durata della pellicola che seppur non delle più brevi riesce comunque a non annoiare lo spettatore che si trova calamitato da quei nomi che forse ha solo sentito nominare ma che ora si vede davanti riportati in vita così come forse erano un tempo. 
La sceneggiatura è buona davvero, fluida e i dialoghi eccetto qualche banalità che forse avrebbero potuto tralasciare, non risultano troppo insipidi.

Forse un po' scarne le musiche ma non escludo che questo fosse lo scopo fin dall'inizio, magari per non intralciare la rappresentazione di quei famosi anni '70.

Un buon film, un'ottima interpretazione da parte dell'attore che recita nel ruolo di Niki Lauda, che ha ricevuto diversi riconoscimenti per questo. 
Più mediocre al contrario l'interpretazione del famoso "Thor", avrebbe forse potuto rendere qualche sfumatura in più di quello che secondo me era un personaggio ben più complesso di quello mostrato. 
L'ha buttata sul semplice ma questo se ha ben rappresentato la leggerezza leggendaria di James Hunt lo ha anche privato di spessore. 

Sicuramente un film che consiglio a tutti e se qualcuno si lascia traviare dal trailer, lasci che gli dica che non è un film sulle corse d'auto, ma sui due uomini che facevano correre auto.

Buona visione!

Alla prox Sae. :)

sabato 17 agosto 2013

Black Mirror

Pubblicato da Sae alle 17:38 0 commenti



Ieri mattina è stato il mio primo giorno delle tanto agognate ferie, e quale modo migliore di cominciarle se non stravaccandosi sul divano a non fare assolutamente nulla facendo un po' di zapping tv?

E' stato proprio mentre stavo guardando che cosa ci fosse di bello su Sky che mi sono fermata davanti a quello che sembrava un film interessante. 
Ho visualizzato le informazioni e ho visto chè il titolo era "Black Mirror".  Così ho pensato che si trattasse del sequel del film horror omonimo che avevo visto un po' di tempo fa. 

In effetti non era così. 

"Black Mirror" è una nuova miniserie inglese che a dire la verità nell'ultimo anno ha spopolato nel mondo, tanto che sembra che solo io non ne fossi ancora a conoscenza. 

L'ideatore della serie è  Charlie Brooker ed è stata trasmessa su Channel 4 e in prima visione in Italia su Sky cinema.

Per il momento le stagioni sono due di tre episodi ciascuna. Ogni episodio racconda una storia diversa e autoconclusiva dove il tema comune potrebbe essere lo studio della parte oscura che c'è in ognuno di noi, forse proprio da qui il titolo "Black Mirror". 

Questa è la mia personale interpretazione ovviamente. 
Un tema conduttore che raggruppa entrambi gli episodi di entrambe le serie potrebbe essere l'avanzare della tecnologia e l'effetto alquanto deleterio in talune situazioni che questa ha sulla qualità della vita dell'essere umano. 

Eppure trovo riduttivo semplificare quello che è un ottimo lavoro ed esperimento televisivo solo a questo perchè a mio modo di vedere dietro c'è molto di più. 

Ciò che la serie vuole in realtà analizzare è l'altra faccia che c'è in ognuno di noi, lo specchio nero che riflette la nostra parte peggiore, perchè non c'è luce dove non ci sono le tenebre. 

Nonostante si trattino argomenti molto importanti e molto spesso sbattuti in faccia allo spettatore con inusitata crudezza e crudeltà, per gli animi non troppo sensibili, ogni visione può essere un raro momento per farsi un esame di coscienza sulla vera efferatezza dell'essere umano. 
Quindi ecco davanti a noi una critica spietata sull'animale uomo da cui nessuno di noi potrà nascondersi. 

Una serie consigliatissima a tutti coloro che amano le visioni originali e non scontate. Vietata assolutamente ai deboli di stomaco e a chi ha la mente meno aperta alle novità. 

Buona visione e alla prox! 

Sae. 

venerdì 16 agosto 2013

Red,Blue,Green - La Trilogia delle Gemme

Pubblicato da Sae alle 17:11 0 commenti





Eccomi qui con una nuova recensione su una lettura!

Questa volta si tratta della trilogia delle gemme di Kerstin Gier. 
Si tratta di una serie che mi avevano consigliato già da un po' di tempo, visto che è almeno un anno che è in giro, ma onestamente dopo vampiri, lupi mannari e quant'altro (compreso il mio romanzo) non ce l'ho proprio fatta ad affrontare un'altra serie di urban fantasy!

Una volta disintossicata a dovere ho deciso di affrontarne la lettura. 
Ebbene merita sicuramente :D.

Quasi non vorrei rivelarne la trama in quanto la cosa che me l'ha fatta piacere più di tutto è stato il non saperne assolutamente niente oltre che si trattava di un fantasy. 
Perciò vi dirò soltanto che la nostra protagonista si chiama Gwendolyn e che lei è Rosso Rubino.

“Rosso rubino, che ha la magia del corvo nel cuore, chiude il cerchio dei dodici in sol maggiore. Il corvo, nel suo rubino volteggiare, tra i mondi sente i morti cantare, non conosce la forza, il prezzo ignora, si leva il potere, chiuso il cerchio è allora… ”

I libri sono scritti in modo semplice abbandonando il registro della prima persona che sembrava essere diventato un must dai tempi di "Twilight" e tornando a un narrato in terza persona che rimane piacevole al lettore. 
L'argomento è originale e interessante, la storia tra i due protagonisti, perchè ovviamente c'è una storia d'amore dove lui è un bonazzo da paura e lei è la solita sciacquetta insignificante che per un mirabolante caso del destino diventa improvvisamente indispensabile a tutto il genere umano maschile, è tutto sommato bella e fresca, sicuramente piacevole. 

Niente affatto scontati i romanzi si leggono uno di seguito all'altro in modo scorrevole e senza appesantire o annoiare i lettore in nessuno dei momenti della narrazione da parte dell'autrice, al contrario lasciano sempre con il finale aperto e con il desiderio di tuffarsi subito nel volume successivo. 

Pertanto una storia davvero deliziosamente fresca se dovessi definirla in qualche modo. 
Consigliatissima a tutti gli amanti del genere.

Però se siete interessati alla lettura e ancora non ne sapete molto, non rovinatevi la sorpresa leggendo in giro la trama, immergetevi nel mondo delle gemme e dei viaggiatori lasciandovi coinvolgere un po' per volta con sorpresa.

Buona lettura e alla prox!

Sae.

sabato 10 agosto 2013

E-reader Kobo Aura HD

Pubblicato da Sae alle 16:41 0 commenti




Allora eccomi qua!

Come potete notare dall'immagine oggi sono qui per parlarvi del mio ultimo acquisto l'e-reader Kobo Aura HD. 

Fino ad oggi sono sempre stata una fiera posseditrice di un iPad ultima gen. con display retina. 

Caratterialmente prediligo un dispositivo che abbia in sé diverse funzionalità, piuttosto che averne uno specifico per ogni attività. 
Negli ultimi tempi però avevo notato che leggere con l'iPad affaticava eccessivamente la mia vista, essendo costretta per lavoro a restare molto tempo davanti allo schermo di un computer, passando del tempo anche a casa davanti al mio portatile, nei momenti dedicati alla lettura stava diventando davvero deleterio per la mia vista trovarmi davanti a un ulteriore schermo retroilluminato. 
Mi sono così decisa alla fine a comprare un e-reader a e-ink.

Come detto poco sopra ero abituata all'iPad che tra le altre cose, aveva risolto il mio enorme problema di lettura al buio, quindi ritornare alla soluzione della moltitudine di luci e lucettine che si appiccicavano alle pagine del libro non mi entusiasmava granché lo ammetto. 
Mi sono comunque fatta un "giro" per la rete, e ho guardato che cosa aveva da offrirmi il mercato. 

Fin dal primo istante le due alternative tra cui scegliere per me sono state Kindle Paperwhite e Kobo Aura HD, forti entrambi del grande vantaggio della possibilità di illuminare lo schermo. 

Ho letto e riletto recensioni su recensioni, e guardato tutte le caratteristiche che venivano presentate sui siti di competenza. 

Alla fine ho deciso di optare per il Kobo Aura HD per due motivi fondamentali: 

1. Non mi sono piaciuti i commenti letti in giro moooooolto snob nei confronti di questa nuova marca di lettori e-reader, sembra quasi che il predominio di Amazon con il suo Kindle sia assoluto e che se non si legge con un dispositivo Kindle allora non si  può leggere bene. 

2. Mi è piaciuto molto il desing più "consistente" e l'ampiezza del dispositivo, ho sempre trovato i vari lettori e-reader anche troppo piccoli per una lettura soddisfacente. 

Dopo l'acquisto e il conseguente utilizzo devo dire che non mi sono affatto pentita della mia scelta. 
Nel frattempo ho provato anche un Kindle Paperwite e onestamente se dovessi scegliere nuovamente sceglierei di nuovo il Kobo. 

Ho, in definitiva, trovato un nuovo amico! 
A casa tutti mi dicono che è incredibile come me lo porti praticamente dappertutto. Ho iniziato ad apprezzare la lettura su un dispositivo elettronico come mai mi era successo con l'iPad, con cui ero costretta a razionare il mio tempo di lettura per ovvi motivi. 

Certo rispetto al Kindle Paperwhite il Kobo Aura HD non ha la possibilità della navigazione in 3G gratuita, ma onestamente non penso che sia una grande perdita, il nostro Paese non è esattamente quello che si dice all'avanguardia riguardo le reti mobili quindi alla fine se devo scaricare un ebook dallo store lo faccio quando sono a casa mia e sto benissimo così! Del resto con la possibilità di caricare tutti i libri che voglio, anche su una scheda SD,  dubito altamente che avrò mai la necessità di comprare un libro mentre non sono vicina a una rete wi-fi che serva allo scopo o di ritrovarmi senza qualcosa da leggere!

Nelle moltissime recensioni che ho letto sui due dispositivi,  hanno dato risalto alla differenza tra i due schermi touch, l'uno così-detto "capacitive" e l'altro a infrarossi. 

Questo lo ammetto era il mio timore più grande, perchè in tutte le recensioni ho notato che si lamentava particolarmente questa carenza da parte del Kobo il quale sarebbe stato o troppo, o troppo poco, sensibile al tocco. 
Però da quando ce l'ho non ho mai riscontrato questo problema, il touch screen è sensibile al punto giusto, non gira se non si ha l'intenzione di girare le pagine o al massimo è come un qualsiasi schermo touch, (vi faccio presente che ero e sono abituata allo schermo touch della Apple che è ancora il migliore schermo touch su mercato!) anzi a dire la verità sono contenta a questo punto degli infrarossi, che mi permetteranno di girare le pagine anche in inverno con in guanti, cosa per cui maledivo il mio iPad che mi faceva gelare le mani!!

L'illuminazione è perfetta e omogenea e non danneggia eccessivamente la vista, o almeno così dicono, c'è chi sostiene che se si mette troppo bassa si verifica l'effetto sfarfallamento, ma onestamente io la tengo puntualmente anche all'1% e di sfarfallamento nemmeno l'ombra. 

Ciò che mi avrebbe invece dato moooolto fastidio sarebbero stati gli aloni che tutti o quasi tutti i possessori del Kindle Paperwhite hanno riscontrato sul dispositivo, su questo dopo aver speso 189 euro di certo non sarei stata disposta a transigere! Altro motivo per cui ho scelto il Kobo!

Che dire, sono totalmente soddisfatta! 

Ragazzi l'e-reader è il libro del futuro, incredibile ma vero sembra di leggere da un cartoncino grigio! L'effetto carta è talmente reale che inizialmente pensavo che la schermata che dice di collegare il dispositivo al pc fosse davvero un cartoncino e ho anche provato a toglierlo!!
Io  e mia sorella ci abbiamo provato in tutti i modi prima di capire che no... era proprio il dispositivo che rimandava l'immagine!

Insomma non potrei essere più felice di così e voi che aspettate? 
Se siete amanti della lettura, comprate quanto prima un lettore e-reader, anche uno base, che sia Kindle, Kobo, Trekstore, ma compratelo perchè ragazzi questo è il futuro!!

Come sempre alla prox!

Sae.

giovedì 30 maggio 2013

Il grande Gatsby

Pubblicato da Sae alle 08:11 0 commenti



Salve a tutti! Come avete passato questo fine settimana? Spero bene! Per me non è andato troppo male. 
Ieri sera io, mia sorella con il suo ragazzo siamo andati a vedere "Il grande Gatsby". 

Ultimamente a mia sorella è presa la mania per Leonardo Di Caprio, dal momento che le piace come attore e che lo ritiene molto bravo trova che sia un'ingiustizia che non abbia ancora vinto l'oscar, quindi da questo momento in poi ha deciso che vedrà tutti i suoi film fin quando non avrà la soddisfazione di vederlo con la prestigiosa statuetta tra le mani XD

Quindi siamo andati al cinema pronti a gustarci questo bel filmone firmato Buz Lurmann.
Premesso che presa dall'euforia del momento mia sorella si è messa a leggere tutto quello che riguardava Leonardo Di Caprio e quindi volenti o nolenti abbiamo saputo il finale del film prima di riuscire a vederlo. X°°°°°°°D

Io la storia la conoscevo a grandi linee, avevo letto qualche brano del libro in passato in omaggio del grande Fitzgerald e molti anni or sono avevo visto la trasposizione cinematografica in versione Farrow/Redford/Coppola; ma ormai l'avevo praticamente dimenticato. 

Arriviamo al film.
La storia narra di un giovane uomo che sta per cominciare la sua vita e ansioso di trovare la sua strada decide di diventare un borsista a New York e proprio a questo scopo, nonostante la sua passione per la letteratura, decide di andare nel West End per studiare e cominciare a lavorare. 
Affitta una piccola e modesta casa sulla baia, vicina a una grande abitazione, tanto grande da sembrare un castello il cui proprietario si chiama Gatsby.
Dall'altra parte della baia nell'East End, ovvero nei quartieri alti e più raffinati, abita una sua cugina, Daisy sposata a un vecchio compagno di università e famoso campione di polo, Tom Buchanan.
Travolto dalla grande e corrotta società newyorkese, il giovane si trova coinvolto in una girandola di avvenimenti che lo porteranno un epilogo dal sapore dolceamaro.

La critica del famoso festival di Venezia non è stata clemente con l'ultimo lavoro di Lurhmann, al contrario la freddezza con cui questo è stato accolto può essere paragonata solo a quella di un inverno artico polare.

Onestamente non comprendo tanta distanza da quello che a mio modo di vedere è un ottimo prodotto e un ottimo lavoro.
Certo la direzione di Buz Lurhmann è come sempre abbagliante e forse un tantino confusionaria all'inizio, ma ci troviamo davanti a una scelta registica personale, che contraddistingue ogni lavoro di questo professionista. Quindi trovo che chiunque avrebbe dovuto aspettarsi la moltitudine di girandole di suoni e colori che ci si ritrova a vedere davanti con "Il grande Gatsby". Storcere il naso in un atteggiamento fin troppo snobistico a un'originalità di rappresentazione tanto ben riuscita, credo che sia un modo di concepire il cinema assolutamente nocivo.

Eccettuato un inizio forse poco convincente e leggermente disorientante per lo spettatore, unito a una durata forse un tantino eccessiva, questo film resta una eccellente prova di trasposizione cinematografica di uno dei capolavori del grande Fitzgerald.
Onestamente avendo visto per scrupolo le altre trasposizioni cinematografiche ho trovato questa di Lurhmann quella meglio riuscita in assoluto, anche paragonata alla versione Farrow/Redford/Coppola.

Il carattere e la complessa personalità di Jay Gatsby vengono perfettamente rese da un superlativo Di Caprio che si dipinge addosso il personaggio quasi come un guanto, e se in taluni momenti avesse mantenuto la sua recitazione più semplice evitando il suo diciamo "vizio" di strafare allora sicuramente sarebbe stato forse il suo ruolo migliore dopo Titanic.

Le musiche sono state spettacolari per tutta la durata del film, perfettamente combinate con quello che si voleva comunicare, senza uscire per questo dalla corretta rappresentazione della società di quel tempo.

I costumi e le scene anche molto belle così come la fotografia che ha colto il giusto equilibrio tra un mondo reso opaco dall'eleganza del passato e la brillantezza di quel presente che si affannava alla ricerca del futuro.

Unica cosa che non è stata all'altezza di tutta questa meravigliosa cornice creata dall'estro del regista è stato il cast artistico, vale a dire gli interpreti.
Eccetto il grandioso Di Caprio e il suo antagonista, abbiamo qui un narratore, Toby Mcguire, che avrebbe dovuto ispirare negli altri personaggi stima e rispetto ma che tutto quello che ispirava era di dargli un'amichevole pacca sulla spalla nella speranza che non cacciasse fuori qualche ragnatela alla Spiderman.
La giovane protagonista, che purtroppo non è stata assolutamente all'altezza del ruolo di Daisy,  magnificamente interpretato a suo tempo dalla Farrow,  era a mio parere eccessivamente giovane per la parte di una donna che ha già una figlia di 5 anni e un passato alle spalle.  La sua recitazione incerta rifletteva ancora una Daisy adolescente invece di una Daisy che aveva compiuto delle scelte che l'avevano portata alla sua vita attuale e al nuovo incontro con Gatsby.
L'ingenuità di Daisy, quale personaggio inteso nel libro, è solo una maschera, una finzione della buona società a cui ella appartiene, non la continua incertezza giovanile di una donna non ancora del tutto cresciuta che invece viene resa in questo caso.
E in questo caso abbiamo la più grande pecca del film. Purtroppo per due delle parti che sarebbero dovute essere essenziali alla comprensione della vera storia. In realtà l'unico davvero puro e ingenuo in tutta la vicenda nonostanta la sua maschera è proprio Gatsby.
Tutto il resto è mera finzione.

Forse in questo ha peccato il regista, nel tentativo di rendere più romantica piuttosto che tragica la vicenda di Jay Gatsby, ma proprio in questo si vede l'amore che egli ha per il personaggio.

Potrebbe essere stata questa patina di "forzato" amore romantico ad aver leggermente infastidito tutti coloro che hanno amato il libro nella sua complessità estremamente cinica, questo però di certo non è sufficiente a bocciare un prodotto tanto buono quale è questo.

Quindi che dirvi? Se ancora non lo avete visto andate a vedere "Il Grande Gatsby" senza ascoltare le critiche, aprite la mente, il cuore e lasciatevi coinvolgere dalla storia.

Buona visione! ^__^


sabato 18 maggio 2013

La casa nel vento dei morti

Pubblicato da Sae alle 09:47 0 commenti


Orbene rieccoci qui salve a tutti!
Ieri sera eravamo io e mia sorella in preda ai morsi della fame per via della dieta... triste cosa ma necessaria, soprattutto per me,  io ero tornata tardi dal lavoro e lei era a casa quindi le ho chiesto se le andava di vedere un film.

La scelta non era fatta e così abbiamo guardato un po' che cosa si poteva prendere. 
Premesso che abbiamo guardato tanti primi inizi e nessun film alla fine perchè si era fatta quasi mezzanotte e io crollavo dal sonno!
Uno dei famigerati inizi è stato "La casa nel vento dei morti". Inizialmente non avevo compreso che si trattava di un film italiano, avevo letto a mala pena la trama mi sembrava interessante e avevo deciso di prenderlo. 
Quando durante i primi minuti di visione me ne sono resa conto, per un secondo avrei voluto dargli una possibilità in memoria di quel meritevole "Fairytale" di cui vi ho già parlato. 

Ma dopo i primi minuti, la misera qualità della pellicola, la scarsità recitativa degli attori e l'innegabile evidenza di un budget ridotto hanno indotto me e mia sorella a cambiare titolo. 

Stamattina però, dopo essere stata svegliata quasi all'alba da mio padre, ho voluto concedere un'altra possibilità al film, del resto sappiamo come nel nostro Paese i fondi per certi tipi di produzioni siano praticamente inesistenti, perciò ho deciso di valutare unicamente la sceneggiatura e la regia, nonché il montaggio. 

Ma prima andiamo alla storia. 
Attilio è un giovane pieno di ambizioni e deciso a rivoluzionare la sua vita, per poter vivere a modo suo e con la donna che ama, una prostituta conosciuta a Venezia mentre il giovane recitava in un film di infima qualità. 
Nel tentativo di conseguire la vita dei suoi sogni decide di rapinare un ufficio postale e recluta altri tre compagni. 
Attuato il colpo uno degli uomini resta ferito e nel tentativo di nascondersi dalla polizia questi si nascondono nei boschi. 
Vedendo il compagno ferito mortalmente Attilio non può fare altro che porre fine alle sue pene uccidendolo, ed è così che l'ormai terzetto caricatisi i soldi in spalla si avventurano nei boschi alla ricerca di un modo per fuggire. 
Dopo aver girato e ucciso duc cacciatori che facevano troppe domande gli uomini arrivano a un casale all'apparenza abbandonato ma dove vivono sole un gruppo di donne. 
Facendosi passare per degli escursionisti i tre chiederanno ospitalità a queste ultime. 
Arriva la notte e con essa arriva il terrore perchè le donne non sono poi così indifese come sembrano e forse sono leoni travestiti da agnello.

Inizialmente speravo in una storia originale, ma non è assolutamente questo il caso, poi ho sperato in una regia che potesse rendere il tutto quanto meno visibile, ma neanche questa è riuscita nello scopo. 
Volendo quindi tralasciare la bassa qualità della pellicola, la misera qualità della sceneggiatura, la pessima recitazione degli attori, con l'eccezione della vecchia pazza a cui darei la sufficienza, ignorando montaggio impossibile, fotografia orrenda e regia assolutamente nella media che cosa possiamo salvare in questo film?
Peccato a dirsi ma assolutamente niente se non forse il coraggioso tentativo delle musiche di creare la giusta atmosfera.

Sono facilmente intuibili le fonti ispiratrici del lavoro, infatti non ho potuto evitare di notare l'involontario riferimento alla direzione ben nota del famoso regista Pupi Avati.
Sicuramente un regista che può dare ispirazione ma che purtroppo non si può emulare nel modo di dirigere dei film magari anche privi di sceneggiatura determinanti ma che lui riesce a rendere pieni di trepidazione e suspance, nonostante alcune volte ci siano dei ritmi incredibilmente lenti. 
Pupi Avati è maestro di questo genere e tale modo di dirigere è suo e credo anche sia il suo marchio di fabbrica per così dire. L'ammirazione a un tale modello è comprensibile ma purtroppo non emulabile. 
Se dico questo è perchè il tono incredibilmente lento del film e soprattutto il modo in cui è trattato il concetto delle donne pazze che si divertono a torturare gli uomini che vogliono dominarle o comandarle, mi ricorda quel famoso "La casa dalle finestre che ridono".
Film magistrale quello che al termine lascia un senso di profonda inquietudine nonchè disturbo ma che non può essere emulato.
Anche l'arrivo fortuito della polizia sul finale lo troverei un chiaro riferimento. 
Insomma, non possiamo salvare questo coraggioso tentativo di film horror/thriller made in Italy nemmeno volendo. 
Avanti un po' di innovazione! Almeno un po' di originalità! 
Nel corso della storia del cinema grandi nomi hanno dimostrato che si può fare un buon film anche con un budget molto limitato se si sa lavorare. Non nascondiamoci dietro questa scusa solo per evitare di fare il meglio perchè di meglio si può sicuramente fare.

Un film che non posso consigliare dunque, a meno che non voglia che chi legga queste pagine mi mandi qualche anatema!

Be' buona visione e alla prox!

Sae.



giovedì 16 maggio 2013

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Pubblicato da Sae alle 22:57 1 commenti




Orbene era molto tempo che volevo vedere questo film con il grande Jack Nicholson.
"Qualcuno volò sul nido del cuculo" in inglese "One Flew over the cucko's nest" è un film che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.
E' uno dei pochi film della storia del cinema a essersi aggiudicato tutti i premi più importanti vale a dire: miglior regia, miglior attore protagonista, migliore attrice protagonista, migliore sceneggiatura non originale e miglior film, insieme a questo solo "Accadde una notte" di Frank Capra e "Il silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme hanno fatto lo stesso. 

La storia narra di un uomo, Randle Patrick McMurphy, che decide di fingersi pazzo al fine di scontare ciò che gli rimane della sua pena detentiva in un manicomio piuttosto che in carcere. 
Condannato per crimini di minore entità quali aggressione e furto, viene dunque inviato nell'Ospedale Psichiatrico di Stato di Salem. 

Al suo interno l'uomo troverà una rigida disciplina portata avanti dalla temibile infermiera Miss Ratched che rende la vita dei pazienti all'interno della struttura ospedaliera non molto diversa da quella di una vera prigione. 
E' così che McMurphy, che pazzo non lo è affatto, nota che non tutti coloro che sono "ospitati" all'interno di tale struttura sono propriamente folli, proprio per questo cercherà di spronare a vivere una vita vera e piena quelli che invece sono rinchiusi in una prigione di ignoranza e timore. 

"Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film che trascina con il suo ritmo incalzante, nonostante il tema trattato non sia dei più leggeri nè dei più semplici da esporre, la pellicola scorre via in modo semplice e senza nessun intoppo. 
L'intero cast è ottimamente diretto, Jack Nicholson ha probabilmente dato in questa occasione una delle sue migliori interpretazioni come Rundolph McMurphy, e così tutti gli altri attori che al tempo in cui il film è stato girato erano quasi degli sconosciuti come un giovanissimo Danny DeVito nel ruolo di Martini. 
Il cast è di grande qualità e si nota un lavoro enorme dietro le quinte che fa subito avvertire allo spettatore il grande affiatamento e la grande sintonia tra tutti gli attori.
L'attrice protagonista Louise Fletcher, scelta per la parte solo una settimana prima delle riprese, compie un lavoro magistrale nel ruolo di Miss Ratched, non è da meno di questo immenso Nicholson nemmeno per un secondo: i due si affrontano, fronteggiano, combattono in modo sottile e ostentato nello stesso tempo, creando un equilibrio che non sarebbe stato possibile avere se non si fossero eguagliati in bravura, cosa che se non fosse stata sarebbe stata un grande deficit per il film stesso. 
Quindi meritatissimi tutti e cinque gli oscar. 
Anche le musiche sono perfettamente adeguate a ogni situazione e costituiscono un ottimo supporto alle azioni degli interpreti, ottima la fotografia ed eccellente il montaggio. 
Un tema, quello esposto, difficile, molto pesante e anche terribilmente impegnativo e scabroso, che viene qui reso con la massima naturalezza senza appesantire eccessivamente i toni rischiando di rendere tutto troppo drammatico ed evitare così l'errore di cadere nella banalità, fino ad arrivare ad un finale agghiacciante nella sua poeticità.
Se anche volessi non credo che potrei trovare un difetto a questo piccolo capolavoro che merita a pieno titolo di essere stato scelto per la conservazione presso il National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. 

Ultima info il film è stato tratto dal famoso romanzo omonimo di Ken Kesey, il quale dopo la sua personale esperienza quale volontario nell'Ospedale Psichiatrico di Palo Alto, decise di descrivere le brutalità a cui venivano sottoposti i pazienti.
Il titolo che nella traduzione italiana non rende bene il senso di ciò che voleva trasmettere l'autore può essere tradotto anche come "Qualcuno diventò pazzo" infatti cucko che in inglese significa letteralmente cuculo traslato metaforicamente può essere inteso anche come pazzo. 
C'è anche un'altra spiegazione al titolo, che vede McMurphy proprio come un agente estraneo che educa i piccoli di cuculo nel loro nido abbandonato spingendoli verso la vita, dove il nido in questo caso è lo stesso manicomio, il cuculo infatti in natura non alleva da solo i propri piccoli ma abbandona il proprio nido e lascia che siano gli altri ad occuparsi di loro. 
Personalmente io non credo molto in questa spiegazione e propendo per il significato che gioca sulla metafora di "pazzo" e "cuculo". 

In conclusione che vi piaccia o non vi piaccia il cinema, che siate o non siate appassionati di tale argomento, che vogliate o non vogliate guardarlo ebbene dovete farlo perchè questo è uno di quei film che hanno fatto la storia del cinema e che merita di essere guardato visto e compreso come come si farebbe con l'opera d'arte di uno dei più grandi pittori della storia. 

Buona visione e alla prox!

Sae.
 

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